Cistoide sp.

VAR A 6

Nuovo

  • Provenienza: Oued Zem ( Marocco )
  • Età: Ordoviciano medio
  • Dimensione fossile principale ( solo Teca): 17mm * 10mm * 10mm
  • Dimensione roccia : 42mm * 34mm * 30mm

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Raro esemplari di Cistoide da notare anche l'impronta articolata lasciata da un'esemplare più grande, per dovizia di particolari dato il reperto altamente raro e quasi sempre rovinato, gli studi effettuati su di esso sono molte volte contrastanti; inseriremo un estratto da una delle pubblicazioni che riteniamo più attendibili ad oggi. 

Estratto e adattato da: Grundzüge der Paläontologie (Paläozoologie) di Karl Alfred von Zittel

Non sono stati effettuati incollaggi o ricostruzioni di nessun genere.

fossile originale al 100%

" Cistoidi: nome d'una classe di Echinodermi Pelmatozoi oggi estinti ed esclusivi dell'era paleozoica. Il loro corpo può presentare un peduncolo e braccia poco sviluppate, prive di pinnule. La parte più importante del corpo, detta teca, è di forma generalmente rotonda, o di pera, di rado cilindrica o appiattita, composta di placchette calcaree, di numero variabilissimo, poligonali, collegate l'una all'altra per mezzo di suture e che, solo eccezionalmente, lasciano intravedere una disposizione pentamera. Una netta distinzione tra la parte dorsale della teca e il coperchio calicinare, come nei Crinoidi, e tra radî e interradî, raramente è possibile: così pure le placche, che formano la teca, solo in rari casi sono ordinate in cicli sovrapposti l'uno sull'altro. Al contrario è per lo più riconoscibile la base, che è formata di un ciclo di placchette, al centro delle quali corrisponde il punto d'attacco del peduncolo o, quando questo manca, il punto d'attacco della teca direttamente a un supporto qualsiasi. Alla sommità della teca si trova l'apertura orale, più o meno centrale, ricoperta talora di placchette, dalla quale si dipartono 2-5 solchi ambulacrali, semplici o ramificati. Oltre quest'apertura se ne trova un'altra, sempre eccentrica e interradiale, che è coperta da un numero variabile di placchette o da una piramide di placche più grandi: è questa l'apertura anale (da altri interpretata come apertura dell'ovario); tra la prima e la seconda apertura, in alcuni generi, se ne osserva una terza, più piccola, che è considerata come apertura genitale. In altre forme infine (es. Aristocystites) se ne trova una quarta, in vicinanza della bocca, a forma di fessura, che viene interpretata come l'apertura del canale della sabbia (piastra madreporica).

La struttura delle placche tecali mostra grandi differenze nei varî ordini. Nei Carpoidi tutte le placche constano d'uno strato calcareo unico, più o meno spesso, come nei Crinoidi. Negli idroforidi, al contrario, tutte o parte di esse sono porose e attraversate da canali, che si aprono all'esterno con pori disposti per solito secondo un rombo, su due piastre contigue. Talvolta i pori sono congiunti a coppie per mezzo di solchi poco profondi sotto lo strato esterno (pori geminati).

Circa il significato fisiologico di questi pori e canali non si è perfettamente d'accordo: essi sono stati paragonati ai pori del coperchio calicinare di certi Crinoidi e si crede che siano serviti a trasportare l'acqua nella cavità del corpo e nello stesso tempo alla respirazione, analogamente alle idrospire dei Blastoidi, con cui sono messi in relazione. Secondo altri non esisterebbe nessuna relazione tra pori e canali con il sistema ambulacrale ed essi sarebbero stati riempiti di tessuti e di vasi sanguigni e si troverebbero in rapporto con la respirazione.

Dalla bocca s'irradiano i solchi ambulacrali in numero di 2 a 5, che mancano nei Carpoidi e presso alcuni Idroforidi (Aristocystites). Talora i solchi sono brevi ripiegature della bocca; per lo più si mostrano sulla superficie tecale sotto forma di solchi semplici o ramificati, aperti o circoscritti da placche protettrici. Sono di lunghezza molto differente: arrivano talora sino alla base della teca, ma frequentemente sono limitati alla parte superiore di questa. Essi non attraversano mai da parte a parte la teca, al contrario poggiano su placchette foggiate in modo particolare o in deboli solchi della teca (CallocystitesPseudocrinites). I cosiddetti idrofori palmati, descritti da Barrande, non sono che solchi ambulacrali corti, biforcati e terminati distalmente a ventaglio.

Le braccia libere dei Cistoidi, sono debolmente sviluppate; talora in numero mutevole a seconda dell'abbondanza delle ramificazioni dei solchi ambulacrali. Non sono mai ramificate e sono composte di due serie di placchette nella parte dorsale e presentano sul lato interno un solco ventrale e delle placche che lo ricoprono. In parecchi generi queste appendici tecali, omologhe alle braccia dei Crinoidi, raggiungono notevoli lunghezze; in altri sono molto deboli e comparabili più a pinnule che a vere braccia di Crinoidi; tuttavia le vere pinnule mancano nei Cistoidi.

Il peduncolo, per mezzo del quale il calice si fissa su un sostegno, si distingue per la sua esigua lunghezza; non di rado può ridursi e mancare del tutto. È provvisto di regola d'un ampio canale centrale, ed è formato di articoli calcarei grossi e alternati talora con altri più piccoli e può essere composto di due serie di placchette alternanti.

I Cistoidi sono i più antichi e i più primitivi Pelmatozoi. La loro origine è ancora oscura. Da un lato, la maggior parte di essi, quelli formati da molte placche irregolarmente disposte, come gli AristocystidaeSphaeronitidaeEchinosphaeritidaeCamarocystidae, con le loro braccia debolmente sviluppate o mancanti del tutto, hanno un aspetto differentissimo dai Crinoidi; dall'altro gli EocrinidaeLichenoideaCryptocrinidae Macrocystellidae per la disposizione quasi regolare delle placchette tecali, per l'accenno di zone radiali e per la disposizione pentamerale dei brachioli, si avvicinano ai Crinoidi, tanto che furono anche riuniti a questi come sottoclasse.

Più chiare sono le relazioni dei Cistoidi con i Blastoidi, ragione per cui i Parablastoidi sono considerati come le forme di passaggio tra gli uni e gli altri. Rapporti pure di somiglianza esteriore si riscontrano fra gli Edrioasterida e gli Asterozoa da un lato e i Cystocidaridae del Silurico superiore dall'altro.

La sistematica dei Cistoidi per lungo tempo è rimasta in uno stato poco soddisfacente; ciò è dipeso sia dalla rarità e dal cattivo stato di conservazione di essi sia dalla difficoltà d'interpretare l'organizzazione di talune forme, per giunta molto differenti l'una dall'altra. De Buch fu il primo a stabilire la classe dei Cistoidi fra gli Echinodermi (1844). In seguito diversi autori ne separarono altre classi, come gli Amphoridea di Haeckel, ecc. Però la maggioranza degli autori ammette l'antica classe dei Cystoidea di De Buch, suddivisa nei tre ordini: Thecoidea Jaekel, equivalente degli Edrioasteroidea Billings; Carpoidea Jaekel, equivalente degli Amphoridea; e Hydrophoridea Zittel, che contiene i Cistoidi sensu stricto di Jaekel.

L'ordine dei Thecoidea comprende quei Cistoidi, la cui teca è priva di peduncolo, libera o aderente, di forma sferica o discoidale, composta di numerosissime placchette a mo' di squame, per lo più mobili. Braccia o pinnulette assenti. Le forme che vi appartengono sono distribuite tra il Cambrico inferiore e il Carbonico inferiore. I Thecoidea sono distinti in tre famiglie: Edrioasteridae, l'importante genere Edrioaster Billings, del Silurico inferiore d'Inghilterra e Nord-America; Cyathocystidae Agelacrinidae del Silurico e Carbonico inferiore.

L'ordine dei Carpoidea, comprende i Cistoidi a teca compressa, con placche asimmetricamente disposte sulle due facce; senza idrofori. Il peduncolo cavo e appuntito in basso, formato tutto o in parte di due serie di placche, porta delle appendici a forma di setole o di bolle. Di rado sono presenti delle appendici mobili, specie di braccia. I Carpoidei sono diffusi dal Cambrico medio al Silurico; essi generalmente sono considerati come veri Cistoidi; tuttavia se ne distinguono principalmente per la mancanza di simmetria laterale e d'idrospire, e per la caratteristica costituzione del peduncolo. Comprendono l'unica famiglia degli Anomalocistidae, che va dal Cambrico medio al Devonico inferiore.

L'ordine degli Hydrophoridea, che corrisponde alla classe dei Cystoidea Jaekel, comprende quei Cistoidi, la cui teca è di forma rotonda, di pera o di borsa, peduncolata o no; tutte o parte delle piastre presentano o pori geminati o pori a losanga. La bocca è alla sommità; oltre all'apertura anale, v'è un poro genitale ed eventualmente un'apertura madreporica. Brachioli sempre biseriati, con placche protettrici, ma senza pinnule. Appartengono al Silurico e al Devonico, rari nel Cambrico. Sono distinti in due sottordini: Rhombifera, a placche tecali con pori a rombi e Diploporita, con pori geminati. Gli Hydrophorideacomprendono la maggior parte dei Cistoidi e si distinguono dai due ordini precedenti, per il caratteristico sviluppo dei pori e canali nello spessore delle placche che compongono la teca.

I Rombiferi sono distinti in otto famiglie: Echinosphaeritidae, con l'importante genere Echinosphaerites Wahlenb., es. Eaurantium His. del Silurico inferiore; CaryocrinidaeMacrocystellidaeCrinocrinidaeScoliocystidaeCallocystidae Cystoblastidae.

I Diploporiti sono distinti in sei famiglie: Aristocystidae, con l'importante genere Aristocystites Barr., es. Abohemicus Barr. del Silurico inferiore; Sphaeronidae, col genere Sphaeronites Hisinger, es. Sphglobulus Angelin del Silurico inferiore; GomphocystidaeGlyptosphaeridae, con l'unico e importante genere Glyptosphaerites Müller del Silurico inferiore, es. GLeuchtenbergi Wolb. del Silurico inferiore di Leningrado; Mesocystidae col genere Asteroblastus Eichwald del Silurico inferiore della Russia, la cui posizione nel sistema non è sicura e che somiglia di più a un blastoide.

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